A QUIET PLACE: UN POSTO TRANQUILLO PER UNA RECENSIONE TRANQUILLA


E' stata la sorpresa di questo 2018, se non consideriamo il flop (almeno rispetto a quelle che erano le aspettative del topo colonizzatore) di Solo: A Star Wars Story.
A Quiet Place: Un Posto Traquillo è riuscito da solo a sfidare grandi colossi come Pacific Rim 2, blockbuster con alle spalle un buon riscontro di pubblico ed una fan base già conclamata, portando a casa il 12° posto tra i box office mondiali di quest'anno.
Visto che si tratta di un brand completamente nuovo (non proprio, ma questo lo vedremo) e con una campagna marketing assolutamente nella norma, è stato un grandioso risultato.
Soprattutto per il protagonista/sceneggiatore/regista/uomodellepulizie/cameraman/costumista John Krasinski. 

Mentre maree di reboot/remake inondano le sale, rimescolando soluzioni trite e ritrite, riproponendo brand senza sapore e spin off che nessuno aveva neanche in realtà ordinato, stancando il palato dello spettatore più esigente, Krasinski, cognome da spalla comica e faccia d'angelo, ci ha confezionato questa bella sorpresa primaverile, ma c'è un punto che rimane... E' tutta farina del suo sacco?

Passiamo alla trama. Gli Abbott, una famiglia composta da padre, madre e tre figli, cercano di sopravvivere dopo un'invasione aliena che ha colpito il pianeta. Esseri dal corpo evidentemente di adamantio e dalla testa simile ad un Cubo di Rubik, diventano i cacciatori incontrastati di questo mondo. L'unico modo per sopravvivere alla minaccia é non fare alcun rumore, poiché le creature, probabilmente tutte suocere sul loro pianeta, hanno un super udito che consente loro di percepire anche il più flebile suono. Gli Abbott, riescono a sopravvivere utilizzando vari escamotage tra cui il linguaggio dei segni (la loro figlia maggiore ha problemi di udito) cosa che oggi sembra andare molto di moda al cinema (vi rimando alla recensione di La Forma dell'Acqua per capire di cosa sto parlando) ma dovranno comunque sopravvivere in un mondo totalmente ostile.

Andando avanti di questo passo il nuove trend di Hollywood è abbastanza chiaro. Il completo ritorno del cinema muto. Del resto in questo percorso a ritroso fatto di remake, reboot e rebootcheinrealtàsonoremakemainfondononsicapiscechestaiguardando, mi sembra logico ed economicamente geniale puntare a riportare in auge il cinema muto. Meno soldi per gli attori, meno soldi per i doppiaggi, stesso prezzo dei biglietti.

 Mr.Monopoly ne sarebbe orgoglioso.




Se pensate che stia esagerando, vi consiglio di guardare La Forma dell'Acqua ed A Quiet Place uno dopo l'altro e poi mi fate sapere qual'è l'impressione che vi hanno dato. 

A parte le divagazioni, il film è una piccola sorpresa per gli amanti dei monster movies o semplicemente dei film horror in generale. Si discosta completamente da quella continua e ormai esasperata ricerca di originalità che spesso finisce per creare si dei mostri, ma cinematografici ( si, Truth or Dare sto parlando proprio di te). Come ci riesce? Col silenzio. Metaforico e letterale. Metaforico perchè non ci sono state campagne marketing con recensori di testate a caso che inneggiano al "miglior film horror di tutti i tempi" o "il nuovo Esorcista" o "il film che cambierà per sempre il concetto di paura".  A Quiet Place si è presentato umilmente, con trailer stuzzicanti e ben calibrati ed una campagna pubblicitaria azzeccata.

Della serie "Se non hai niente di intelligente da dire, stai zitto!"

Ecco, in mezzo a tutti sti filmettini che urlano al terrore e al sensazionalismo, A Quiet Place si è presentato in silenzio. Silenzio che diventa il vero protagonista del film e che esalta in maniera incredibile non solo gli scare jump, ma anche la recitazione degli attori. Ora non so se è un complimento o un bruttissimo segno per gli attori stessi ma stando per un buon 80% zitti a gesticolare con le mani, tutti i protagonisti della vicenda hanno ricevuto quello che in gergo viene comunemente identificato come "Effetto Rambo", quel particolare fenomeno cinematografico in cui un attore ti sembra estremamente dotato fino a quando non apre bocca e non scopri che in realtà potrebbe essere considerato come l'anello mancante fra l'uomo e la scimmia. 

Il silenzio non solo esalta la tensione, ma crea una sensazione di forte disagio. E' un ponte incredibilmente diretto, che buca il telo del cinema e fa permeare nella sala tutta la suspense e l'ansia di cui il film è permeato. Poi ragazzi, se avete avuto la sfiga di trovarvi di fronte a Jack lo Smangiucchiatore capisco che l'effetto WoW è stato rovinato. In questo aiuta moltissimo concentrarsi sui dettagli, ricchissimi che il film ci offre. Si perché quel bastardo di Krasisnki, se l'è studiata bene. I protagonisti che versano sabbia sul terreno dove devono camminare, il segnale di allarme creato con le luci rosse, il percorso studiato nella vecchia casa per non far scricchiolare le toghe di legno. Sono tutti dettagli che arricchiscono la trama e la rendono credibile. 

Almeno finché non si incomincia a guardare con maggiore attenzione alcuni particolari elementi. 

Si perché a guardare bene il film i dèjá vù sono frequenti:
  • Un inizio tragico.
  • Un papà sofferente, chiuso, ma molto amorevole, che si prende cura con la sua barba da semi-hipster della ragazzina sofferente/con problemi di turno.
  • Un mondo ormai in rovina in cui il silenzio la fà da padrone.
  • Creature mostruose pronte a trasformarti in un american sushi al minimo rumore.
 Siete veramente sicuri che non vi ricordi niente?
 
Ebbene si, Krasinski ha pescato, non solo a piene mani, ma anche con gomiti ed avambracci, forse anche con i denti in The Last of Us. Le somiglianze sono veramente troppe per poter essere solo coincidenze. Di sicuro l'ispirazione c'è, ma forse anche qualcosina di più. Krasisnski che sembra Joel ringiovanito di 20 anni. Il rapporto con la figlia che può essere facilmente traslato a quello di Joel ed Ellie. Questo continuo riferimento al silenzio e a questa situazione post pandemica/invasione. La seppur vaga somiglianza degli alieni con i clicker. Tutto riporta a quel mondo.


 Dov'è stata l'intelligenza di Krasinski?

Nel prendere quel contesto, spostarlo in un ambito più semplicemente familiare e creare un film d'atmosfera, dove i protagonisti non sono nemmeno i personaggi, ma la situazione in sé. Ecco dove il film vince e cattura l'attenzione.

Dov'è che il film perde tutto? Gli alieni.

Sono di una sciatteria e disattenzione che stona con tutto il resto del film. Sono di una banalità e di una inconsistenza che fa male al cuore. Delle action figure cinesi, un misto tra il demogorgone di Stranger Things, il clicker di The Last of Us e un'ananas semicomponibile con i denti. Con la giusta creatura e la giusta attenzione verso i dettagli legati all'invasione aliena, questo film avrebbe potuto costruire le basi per qualcosa di sicuramente più duraturo e solido. Con un Po più di coraggio sarebbe potuto diventare un piccolo capolavoro. Invece non ci hanno creduto fino in fondo, si sono concentrati sugli aspetti elencati precedentemente e hanno abbandonato a se stessa la questione dell'invasione e gli alieni stessi rifugiandosi in un finale che un bravo stratega militare, ma anche un buon giocatore di Risiko, avrebbe ipotizzato fin dall'inizio.

Davvero Mars Attack non vi ha insegnato niente?

Tralasciando quelli che sono comunque, a mio avviso, problemi secondari "A Quiet Place" è un film che gli amanti del genere devono assolutamente recuperare, anche solo per vedere come sarebbe stato Joel con 20 anni di stress in meno. 


Commenti